Suicidio assistito Umbria. Pro Vita: Inumanità non diventi legge, no al federalismo di uccidere. E ci mancava pure la deriva gender

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«Quella approvata dall’Umbria è una legge inumana, che colpisce i fragili e i sofferenti, ed è incostituzionale in quanto la Consulta si è già espressa in materia in Toscana e Sardegna, negando il “diritto” di fissare per legge i requisiti di accesso al suicidio assistito. Ecco perché è ora di dire basta a questo fantomatico “federalismo” sul suicidio assistito. Chiediamo che il Governo impugni immediatamente, proprio dinanzi alla Corte Costituzionale, ogni legge che legalizzi l’avvelenamento dei più vulnerabili. Per questo avvisiamo tutti: scenderemo in piazza Bra a Verona, sabato 31 ottobre, contro la similare legge approvata in Veneto, ed è solo l’inizio». Così, in una nota, Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta la legge regionale di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito approvata dal Consiglio Regionale dell’Umbria.

«Come se oggi non fosse già una giornata triste per l’Umbria – aggiunge Brandi – la deriva ideologica della Regione guidata dal centrosinistra e da Stefania Proietti prevede anche una mozione all’OdG che verrà discussa con l’intento di impegnare la Giunta ad aderire alla rete RE.A.DY, un network di amministrazioni pubbliche che, dietro il paravento della lotta a ogni discriminazione, porta avanti l’agenda Lgbt, dai patrocini ai Pride fino alle campagne su identità di genere e “nuove famiglie”. Attività che, attraverso i progetti promossi dagli enti aderenti, arrivano fin dentro le scuole, scavalcando i genitori e la loro libertà educativa e aprendo le porte all’indottrinamento gender dei minori».