ONU – Pro Vita & Famiglia scrive a Tajani: “Chiarisca posizione Italia su aborto e ideologia gender alla CSW70”

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L’associazione ha inviato una PEC formale al Ministro degli Esteri e all’Ambasciatore all’ONU Giorgio Marrapodi. Avviata una petizione e annunciate azioni di pressione pubblica. Dal 9 marzo iniziano i negoziati sul documento finale della Commissione ONU sullo Status delle Donne.

«Il Governo italiano intende accettare che le donne transgender vengano equiparate alle donne? Intende sostenere la promozione dell’aborto come diritto umano nei documenti ONU? Gli italiani hanno diritto a una risposta». Con queste parole il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, annuncia l’invio di una PEC formale al Ministro degli Esteri Antonio Tajani e all’Ambasciatore Giorgio Marrapodi, Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, in vista della 70ª sessione della Commissione ONU sullo Stato delle Donne (CSW70), in programma a New York dal 9 al 19 marzo 2026.
Il contesto
La CSW70 è uno degli appuntamenti diplomatici annuali più influenti in materia di diritti, famiglia e politiche di genere. Le conclusioni dei negoziati – che si svolgono a porte chiuse – diventano il linguaggio ufficiale della diplomazia internazionale, la base per le direttive europee e per orientare finanziamenti pubblici globali. Inoltre il 12 febbraio scorso il Parlamento Europeo ha approvato una Raccomandazione, proprio in vista della CSW70, fornendo istruzioni precise alla delegazione UE: sostenere il riconoscimento dell’aborto come diritto umano fondamentale, l’equiparazione delle donne transgender alle donne biologiche, il finanziamento pubblico privilegiato alle organizzazioni transfemministe e LGBT e l’integrazione dell’ideologia gender in ogni settore sociale. L’Italia, in quanto membro dell’Unione Europea, è dunque soggetta a una pressione costante per allinearsi a queste posizioni.
Le richieste di Pro Vita
A rappresentare l’Italia nei negoziati sarà l’Ambasciatore Giorgio Marrapodi, nominato lo scorso gennaio dal Ministro Tajani. Il testo in negoziato contiene formulazioni tecniche — in materia di salute sessuale e riproduttiva, gender equality e finanziamento alla società civile — che nel sistema ONU vengono sistematicamente interpretate come comprensive del diritto all’aborto e dell’equiparazione delle “donne trans” alle donne. Formulazioni che la Raccomandazione PE chiede esplicitamente di spingere in quella direzione. Pro Vita & Famiglia ha prodotto un’analisi giuridica dettagliata del testo in negoziato, con individuazione delle criticità e proposte di modifica ancorate all’ordinamento italiano, trasmessa alla delegazione italiana e ha quindi inviato la PEC formale al Ministro Tajani e all’Ambasciatore Marrapodi, chiedendo chiarimenti urgenti su tre punti: se l’Italia intende allinearsi alle indicazioni del Parlamento Europeo; se intende sostenere formulazioni che promuovono l’aborto nell’ambito della “salute sessuale e riproduttiva”; se intende accettare la sostituzione del sesso biologico con il concetto ideologico di genere nel documento finale.
Le prossime azioni di pressione
«Ad oggi, però – fa sapere l’associazione – non è ancora pervenuta alcuna risposta, ecco perché oltre ad aver già avviato una petizione popolare indirizzata al Ministro Tajani faremo altre azioni di pressione pubblica nei prossimi giorni per ottenere le rassicurazioni che il Governo non ha ancora fornito», conclude Brandi.