«I nostri manifesti con la definizione dizionariale di “Donna – s.f.: Persona adulta di sesso femminile”, affissi in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, sono stati regolarmente autorizzati dal Comune di Roma. Lo stesso Comune al quale Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt+, ha chiesto di rimuoverli. Se il Campidoglio cedesse a questa pressione ideologica sarebbe una grave contraddizione e un vero e proprio atto di censura politica», dichiara Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Chiariamo una cosa semplice: dire che una donna è una persona adulta di sesso femminile non è odio, è italiano, come da vocabolario. Le accuse di “discriminazione” e “incitamento all’odio” sono semplicemente surreali. Davvero siamo arrivati al punto in cui anche i dizionari diventano offensivi? Che cosa facciamo allora: entriamo nelle biblioteche, nelle scuole e nelle librerie per sequestrarli? O passiamo direttamente ai roghi dei dizionari?», prosegue Ruiu.
«Questo attacco dimostra fino a che punto una certa lobby ideologica voglia cancellare il concetto stesso di “donna”, negando la realtà biologica, scientifica e persino linguistica. Difendere la realtà non è discriminazione, ma buon senso. Non saranno certo tali pressioni ideologiche a farci tacere. Questa richiesta di rimozione si inserisce in una strategia di censura che da anni colpisce le nostre campagne nelle città italiane. Per questo abbiamo lanciato la nuova Campagna “E io Parlo!” e dal 9 marzo torneremo con nuovi manifesti», conclude Ruiu.











