Sergio Leone amava moltissimo viale Glorioso anche se lui con suo padre l’avv. Vincenzo Leone (in arte Roberto Roberti – il sig. Roberti come tutti lo chiamavano – attore e regista del muto e del parlato) e sua madre Edvige Valcarenghi (in arte Bice Valerian – attrice del muto- la Sora Bice come tutti romanzescamente la chiamavano) abitavano in via Filippo Casini, la seconda traversa di esso salendo da viale di Trastevere. In viale Glorioso Sergio possedeva un gran numero di amici d’infanzia cresciuti con lui e che con lui avevano condiviso anche parte del periodo spensierato della giovinezza, compatibilmente all’epoca in cui si svolse. Viale Glorioso è divisa in due tronconi il primo che sale da viale di Trastevere (all’epoca dell’infanzia di Sergio chiamato viale del Re) e termina in via Dandolo, il secondo che da via Dandolo finisce (comprendendola) alla Scalea del Tamburino (126 gradini) chiamata da tutti quelli della zona “lo Scalone”. Il perno eccentrico di viale Glorioso era la piccola latteria/bar Gioacchini chiamata da tutti semplicemente “la latteria” fondata alla fine degli anni ’20 del Novecento dal patriarca Arnaldo Gioacchini noto – mazziniano (per tutti il Sor Arnaldo) che precedentemente ne gestiva una all’interno della Gianicolense (nella parte sottostante l’attuale largo Ravizza – ovviamente all’epoca la strada che saliva su dalla stazione di Trastevere era solo una sorte di tratturo sterrato ) e che prendeva il latte direttamente dalle vaccherie sparse nelle campagne della zona. In quella latteria er Sor Arnaldo guadagnava pochissimo ed avendo già una famiglia con quattro figli decise di trasferirsi più in zona centrale a viale Glorioso. I Gioacchini (“tresteverini” purissimi nati fra piazza S. Cosimato e via del Mattonato con gli antenati nella storia risorgimentale di Roma : Paolo, Giuseppe e Giovanni Gioacchini uccisi con Giuditta Tavani Arquati nell’eccidio del Lanificio Ajani – Paolo ne era il capo operaio – in via della Lungaretta il 25 ottobre 1867) stimatissimi in tutta la zona di Viale Glorioso e dintorni, annoveravano fra le persone che gli volevano più bene in assoluto tutta la famiglia Leone tanto è vero che la Sora Bice in vari periodi regalò ad Alina Gubbiotti (per suo figlio Arnaldo) moglie di Amerigo Gioacchini (il maggiore dei figli del Sor Arnaldo) tutti i completini che suo figlio Sergio aveva indossato da piccolo e tutti i giocattoli di Sergio bambino, ivi compreso un gran bel monopattino di legno con cui Arnaldino (detto “Bello de Zia”) figlio di Amerigo e nipote prediletto del Sor Arnaldo, “impazzava” per tutta viale Glorioso sopra e sotto i marciapiedi. Questo grande affetto e stima fra i Leone ed i Gioacchini si trasmise in maniera estremamente importante a Sergio che crescendo si affezionò tantissimo ad Amerigo (che possedeva un forte carisma ed infatti era l’unico -insieme a Sergio Leone – a viale Glorioso e dintorni a cui non avevano “affibbiato” un soprannome) tanto da considerarlo, “ad aeternum”, lui figlio unico, come una sorte di amatissimo fratello maggiore (che da buon “fratello maggiore” più di una volta gli aveva salvato parecchi scappellotti – Sergio era tanto intelligente quanto “ironicamente indisciplinato” e questo ai bulli di Trastevere non piaceva affatto, ma sapevano benissimo che dietro a Sergio c’era Amerigo e quindi (al massimo) si limitavano nei suoi confronti a qualche parolaccia mentre ad altri, per molto meno, li “crocchiavano” di brutto. Quell’ Amerigo forte, riservato e discreto e con una grande passione per l’arte (nonostante avesse fatto fino solo fino alla Sesta) in particolare per la pittura, nella quale, più da grande, si esercitò per hobby da buon paesaggista divenendo anche amico di molti pittori e galleristi importanti: Amerigo era mio padre. Comunque delle discrete “scintille” nella famiglia Gioacchini c’erano tanto è vero che Giulio (una forte mens matematica deceduto nel 2011!) il fratello di Amerigo apprese l’arte degli scacchi da un professore ungherese cliente della latteria ma il bello fu che la quarta volta che giocarono Giulio lo batté suscitando un grande scalpore nel piccolo mondo di Viale Glorioso ed il suo “maestro” con lui non vinse più una partita. Negli scacchi Giulio, che comunque faceva il lattaio come Amerigo, qualche anno dopo in un torneo aperto “pattò” addirittura con il campione italiano che lo scacchista lo faceva di mestiere; ma zio Giulio era un tipo speciale sempre molto “fidanzato” e con qualche fuga “d’amore” fino ai confini tirrenici con la Francia ed una gran passione per la meccanica e le macchine da corsa tanto da riuscire anche a pilotarne una (un “secchio” come la definì) per una nota scuderia romana dell’epoca nella “Cagliari – Sassari – Cagliari” piazzandosi terzo assoluto, ma Giulio Gioacchini era un gran “manico” tanto è vero che a 90 anni suonati ancora guidava e senza occhiali! Ma per Sergio Giulio era solo il fratello del suo amatissimo Amerigo. Comunque anche “ er Sor Arnaldo” il padre di Amerigo e Giulio (ed anche di Cleopatra – una bella paffuta romana amatissima da tutti in Viale Glorioso e di Irene bravissima maestra sarta) era una persona piena di iniziativa tanto è vero che ai primi del ‘900 conseguì una delle prime patenti d’auto assegnate a Roma ed insieme ad altri due patentati mise su la prima cooperativa di taxi romana che chiamarono “ampollosamente” STA (Società Tassisti Anonimi) prendendo come base un piccolo modesto garage nel quartiere S. Giovanni; la STA “sopravisse” con fatica fino alla Prima Guerra Mondiale quando ad Arnaldo, arruolato ovviamente negli autieri, l’Esercito Italiano affidò un camion “18 Bielle” e lo destinò al (non tranquillissimo) trasporto dei proiettili per i cannoni dalla retroguardia alla prima linea del fronte. Una esperienza quella della Grande Guerra, (Caporetto incluso) che “ er Sor Arnaldo”, normalmente non loquacissimo, raccontava spesso con dovizia di particolari, anche molto tristi, all’amico regista Roberto Roberti (anche lui di simpatie mazziniane come lo fu poi anche suo figlio). Sergio Leone partecipava, ma non tantissimo, ai giochi dei suoi coetanei di viale Glorioso in quanto era spesso indaffarato per Roma magari interagendo, qualche volta, pure con “ er Zingone” (“Zingone veste tutta Roma” da lì il soprannome a costui) un colorito “personaggio” che stazionava normalmente a Largo di Torre Argentina e che anche su richiesta poteva procurarti quasi tutto ivi compresa qualche “fregatura”. A viale Glorioso andavano di moda, all’epoca di Sergio, in particolare alcuni giochi: Tre tre giù giù, il tiro della fune, l ’immancabile partita di pallone che occupava tutta la strada con una delle porte (fatte con gli abiti di stagione), posta al centro della via, fra latteria ed il civico 29 ed il campo fin sotto lo Scalone e poi, il più pericoloso in assoluto, la discesa a cavallo della palanche di cantiere sul cui sotto orinavano per farle scorrere meglio; i più bravi si lanciavano da in cima la terza rampa (oltre era impossibile per chiunque – mio padre Amerigo “appassionato” ciclista prima di tutto per lavoro, che conobbe anche bene Bartali (un’altra storia nelle storie), lo Scalone (che originariamente aveva ai lati delle gran belle inferriate e poi..” il ferro alla patria”) lo discendeva completamente in bicicletta senza scendere mai di sella- gli americani quando arrivarono a Roma lo scendevano in jeep) ed arrivavano, quando non cadevano prima, come palle da schioppo addirittura fino all’altezza del civico 14 poco prima della latteria che era al 10. A Sergio il “gioco delle palanche” non piaceva molto e lo praticò solo due volte (sotto l’occhio vigile di Amerigo) scendendo (senza ammaccamenti) la prima volta dalla prima rampa e la seconda dalla seconda solo per provare l’emozione di farlo anche lui, in entrambe le occasioni Amerigo gli scelse gli altri tre dell’equipaggio prendendogli ( ogni volta gli costò un caffè o un gelato per ognuno) i migliori in assoluto perché il “suo” Sergio (magro come un giunco ancora più magro di come appare nel “cameo” del vispo pretino di Ladri di Biciclette) doveva rischiare il meno possibile. Questo perché si sentiva, in particolare quando Sergio era a Viale Glorioso ed i genitori no, ufficiosamente responsabile di lui nei confronti di mamma Bice e papà Vincenzo. La gara della gare che si svolgeva a viale Glorioso era però la prova di corsa veloce un vero e proprio “evento” in quanto era aperta pure a quelli di fuori zona (piazza S. Cosimato e dintorni), gara sulla quale si scommettevano caffè,cappuccini e gli ottimi gelati artigianali della latteria. Qui il secondo migliore dei gloriosini era Anteo detto “Er Caccola” che giocava portiere nelle giovanili della Lazio e che vinceva sempre, salvo che non partecipasse il sancosimatino “Baionetta” un giovane robusto muratore brevilineo che con una cadenza rapidissima batteva sempre pure Anteo. Però viale Glorioso aveva il suo asso nella manica (quando stava in zona) nel velocissimo Sergio Leone (una “scheggia” dall’ incredibile falcata) che nella corsa, in leggera salita, dalla latteria al primo gradino dello Scalone batteva sempre anche “Baionetta” ed anzi, negli ultimi metri, si girava pure, con il suo solito ironico sorriso, a guardare l’avversario per dirgli poi alla fine della corsa: “ Baionè nun te preoccupà magari in cantiere oggi hai faticato troppo sarà per la prossima volta”; ma “Baionetta” con Sergio era sempre sistematicamente “medaglia d’argento”. Queste erano i pomeriggi/serate a Viale Glorioso di “stasera finalmente se magna er gelato gratis” come dicevano gli amici di Sergio quando lui partecipava e regolarmente vinceva perché erano quelli “in trasferta” di S. Cosimato che lo dovevano pagare. Anche a Sergio, come ad Amerigo, non avevano affibbiato soprannomi era Sergio e basta mentre tutti gli altri suoi coetanei ne possedevano uno: Er Banana, Er Barone (alto e distintissimo in tutte le stagioni che per scommessa si fece fotografare ed andò in copertina di una rivista insieme alla bellissima Ava Gardner di passaggio a Roma “ una misteriosa simpatia romana per Ava?” il titolo del giornale) Er Bagone, Ciaccio Curto, Er Toro (l’unico che stirasse completamente le cinque molle d’acciaio insieme all’anziano Sor Arnaldo), Er Matto, Er Cow Boy, Er Comandante, Er Filosofo, Er Professore (ignorante come una cucuzza), Er Saraga, Er Benzina, Er Vitella; tutti questi soprannomi erano legati a vezzi, cose o fatti reali dei singoli. Fra questi Sergio aveva in particolare una “simpatia” (però insieme ad una forte amicizia) perché ne rilevava, da quell’attentissimo osservatore L’occhio del futuro maestro del cinema) che era, aspetti un pochino comici (ed era perfettamente vero) per Er Banana (fattorino all’ATAC) tanto di farlo oggetto, anche dopo essere diventato un regista famoso, di simpatici innocui scherzi del tipo chiamarlo al telefono in piena notte (vero le due le tre del mattino) per chiedergli se si ricordava bene dove abitava quella signora anziana con la veletta proprietaria di quel buffo cagnolino. La telefonata normalmente si svolgeva così: In piena notte squillava il telefono in casa di M. rispondeva sempre la moglie che, piuttosto emozionata, svegliava M. ( che era il figlio di Agn. la portiera e per questo abitavano a piano terra) dicendogli con concitazione “c’è il tuo amico Sergio Leone”, al che Er Banana correva a rispondere al telefono che avevano in cucina, sbattendo sistematicamente il ginocchio al tavolo. S: “scusami M. ma che ti ho per caso svegliato?” M: “ No per carità Sergio non te preoccupà tanto soffro d’insonnia (colossale bugia perché dormiva come un ghiro)” e poi Sergio gli faceva la sibillina domanda di cui sopra, alla quale all’inizio M. titubava cercando una risposta vera ma poi realizzato lo scherzo attaccava il telefono con un sonoro “ a Sé ma vaff ….”. Altre volte magari quando in gruppo quelle “lenze” dei ragazzi di Viale Glorioso andavano al mare era sempre Sergio che diceva a M. “dai Banà vieni con noi ad Ostia che così armeno te lavi i piedi”. L’ironia pungente ed il sarcasmo “secante” di Sergio erano ben noti a tutti particolarmente a quelli che frequentavano la “Latteria” (come a dire, per necessità o non, tutto Viale Glorioso e dintorni) anche quando non era neppure un quindicenne due esempi: Er Sor Pan. che era stato il fiduciario del fascio della prima ora in Trastevere (un uomo buono di una certa età) un mattino irrompe in latteria gridando con cipiglio ar Sor Arnaldo (magari anche un pochino per dispetto sapendolo non fascista) che era alla cassa: “Arnaldo, Graziani ha fatto diecimila prigionieri in Africa”; al che Sergio che era appoggiato al bancone del bar, manco a dirlo a parlare con Amerigo, immediatamente “ber capolavoro e mò che glie damo da magnà?”; al che Er Sor Pan. più nero della camicia che portava sempre : “Mascalzone, disfattista, ti faccio arrestare!” Sergio però si era già volatilizzato e la cosa finì lì anche perché er Sor Arnaldo e suo figlio Amerigo, mettendoci un po’, lo calmarono completamente offrendogli alla fine anche un caffè . Un altro cliente della Latteria incorse un’altra volta nell’intelligente ironia di Sergio; in questo caso si trattava del rag. Di Pin., un distinto signore grandissimo esperto di opere liriche e di relative direzioni orchestrali, insomma un melomane di vero rango che quasi sempre entrava in latteria cantando strofe di brani operistici. Un mattino il suddetto ragioniere incappò però in Sergio ( il quale ogni giorno passava immancabilmente a salutare Amerigo) “Signor Arnaldo ieri sera ho ascoltato una grandissima direzione dell’immenso maestro Stokowski, una cosa semplicemente formidabile” al che Sergio: “Sì va bene sto Stokowski però pure noi abbiamo il maestro Pippo Barzizza che è pure meio”; a questo “affronto” il ragioniere grande melomane, perdendo tutto il suo distinto e proverbiale aplomb e divenendo rosso come un peperone “sparò ad alzo zero” ( nel vuoto perché Sergio era già schizzato fuori) un forte livorosissimo “imbecille”. Ma Sergio, intelligente come era, aveva sempre pronte ed immediate delle battute pungenti ad esempio un giorno, molti anni dopo, chi scrive lo andò a trovare, come al solito senza preavviso, a casa sua in via B. all’EUR e mentre stanno a chiacchierare in salotto di cinema ( il figlio del suo carissimo Amico Amerigo, Sergio lo aveva fatto entrare all’Uff. Edizioni della Euro International Film) ed, ovviamente, delle ultime novità su Viale Glorioso ( i Gioacchini con Cleopatra e Giulio anziani tennero la latteria – ora bar Glorioso un pochino più grande spostato di alcuni negozi più in giù- fino addirittura alla metà degli anni ’90) arriva a salutarlo l’attore Mario Brega: “Permesso, ciao Sergio posso?” S.: “entra pure Mario che ti presento il figlio del mio più caro amico fin dall’infanzia” B.( molto ossequioso): “ scusame Sé, te trovo proprio bene” S. (sarcastico) “anche a te Mario anche se c’hai la panza un pò in fuorigioco”. Per non ridere in faccia a Brega quella volta mi girai subitaneamente verso un certo quadro dicendo a Sergio “ ma che è quello che ti ho ritirato io in Centro? ” ( sapendo benissimo che era quello). Un altro episodio questo forse addirittura più divertente si svolse mentre Sergio girava “Giù la testa” ed alcuni suoi amici di Viale Glorioso mi chiesero se potevano andare a vederlo girare un film visto che non l’avevano mai ammirato mentre era all’opera come regista. La cosa si svolse così: Una sera mi telefona a casa M.M. (Er Banana – sempre lui che a Sergio voleva (ricambiato) comunque un gran bene – ) dicendomi se potevo chiedere a Sergio se li autorizzava ad andare ad assistere mentre lui girava delle scene del film, aggiungendo che con mio padre Amerigo nemmeno ci provava sapendo benissimo in anticipo la sua risposta sicurissimamente negativa; dicendomi che magari il fatto che io lavoravo all’Ufficio Edizioni della Euro International Film (che il film lo coproduceva e distribuiva) poteva avvantaggiarmi nella richiesta. Al che subito gli risposi che, come al solito, non aveva capito bene le cose visto che io alla Euro ci lavoravo grazie esclusivamente a Sergio e che, come sapeva benissimo ero un fedelissimo di lui e lungi da me di rompergli “le scatole” in generale ed in particolare quindi per quello che mi chiedeva, ma che comunque lo avrei chiamato ( ciò sapendo però che Sergio aveva un debole per la semplicità e la onesta genuinità che M.M. sempre esprimeva nelle sue cose e per questo motivo, considerandolo piuttosto “indifeso” nei confronti della vita, alla fine cercava sempre di accontentarlo) . Telefonai a Sergio e gli dissi che Er Banana insieme al Cow Boy ed Ar Saraga ci tenevano tantissimo ad andarlo a trovare, una tantum, sul set mentre girava. La risposta di Sergio: “Va bè accontentiamo sti rompicoglioni (ridacchiando)”. Il giorno che andammo a trovarlo stava girando con in campo Rod Steiger e terminato un ciak si alzò dalla sedia e giratosi venne verso noi quattro ci passò di fianco, con le braccia lungo i fianchi aprendo e chiudendo i pugni come a volte faceva, guardandoci di sottecchi e dicendo: “Ciao Arnaldì” ( e guardando gli altri tre) : “Aho”. Poi tornò a girare ancora mentre i suoi tre vecchi amici ammutoliti guardavano tutto con stupore. Altro stop ed altro passaggio vicino a noi, ma mentre riandava alla sedia di regia M.M. azzardò un: “ Sergio scusame ma quello che sta lì in scena cor cappellaccio, er cinturone e un po’ de panzetta a me sembra uno bravino che uno come te potrebbe magari valorizzare”. Sergio subito non gli rispose neppure ma allo stop successivo passandoci di nuovo vicino, aggiustandosi un pochino gli occhiali ed esprimendo il suo migliore sorrisetto piuttosto ironico ed un pochino beffardo, guardando M.M. gli disse: “ A Banà quello con il cappellaccio er cinturone e un po’ de panzetta se chiama Rod Steiger ed ha già vinto l’Oscar!”. Comunque Sergio (quando già lavorava nel cinema) di portamento fine, distinto ed educato, a volte suscitava fra i suoi amici di Viale Glorioso una certa invidia per motivi molto maschili; come quando una fine mattinata di un sabato (massima concentrazione in latteria e quindi forse da lui scelto a proposito) estivo si presentò al n.10 di Viale Glorioso in compagnia ad una meravigliosa e longilinea ragazza di colore che presentò a tutti dicendo che era miss. Somalia; una cosa che per giorni e giorni suscitò vari commenti del tipo ( il più educato): “ Hai visto Sergio, però! Ammazza che donna da sogno, che stangona!”. Tornando al periodo fascista ci fu un episodio molto delicato (che poteva essere pericolosissimo per alcuni) di cui solo due persone molto amiche tra di loro (er Sor Arnaldo il lattaio ed il Sig. Roberti il regista) sapevano tutto per filo e per segno, sugli estensori e sugli esecutori (i tre erano di Viale Glorioso) etc. Questo perché Arnaldo lo aveva detto, in assoluto segreto, a Roberti che era persona fidatissima. I fatti esattamente come andarono veramente: Un mattino all’imboccatura di ponte Garibaldi appare uno striscione con su scritto: “Trastevere, Trastevere brilli di nuova luce il re, la madonna e il duce vegliano su di te”, il mattino successivo un altro striscione artigianale fatto con dei vecchi lenzuoli cuciti insieme recitava: “ Nun ce ne frega niente volemo restà allo scuro annatevela a pià in der cu.. voi, la madonna e il re”. Ma solo er Sor Arnaldo ed il padre di Sergio (che non ne fece assolutamente nessun cenno neppure in famiglia con la Sora Bice e Sergio) sapevano tutto completamente. In questo caso Sergio Leone non c’entrava niente perché era troppo giovane per certe cose. I fascisti con i loro metodi cercarono al di qua e di là del Tevere e comunque un pò in tutta Roma un indizio di chi aveva potuto fare quell’ immenso oltraggio per poterlo subito “sistemare come si deve”, ma stavolta non gli andò bene in quanto nessuno ne sapeva niente essendo stata una improvvisazione di pochissimi nata e realizzata, in una cerchia ristrettissima e fidatissima, velocissimamente in un pugno di ore e quindi mai propagata all’esterno (successivamente qualcuno disse che il testo di quella salace risposta scritta dai suddetti giovanotti era stata opera di un noto poeta dialettale romano che, all’epoca, abitava in Trastevere) . Ci sarebbe ancora tanto da scrivere dai “coccetti” presi ( e rivenduti a Porta Portese) a Villa Sciarra a ridosso del tempio della dea Forina (nell’antichità nella selva della dea Furrina, dove appunto ora c’è Villa Sciarra, fu ucciso Gaio Sempronio Gracco il tribuno della plebe) e della frana di terra che una volta coinvolse molto rischiosamente alcuni dei ragazzini di Trastevere che lì scavavano. Ragazzi che però non erano quelli di Viale Glorioso i quali mai scavavano alla dea Forina per una sorte di “rispetto storico” del loro territorio ( non impedendo però agli altri di farlo) visto che sapevano dei fratelli Gracchi (raccontati loro da un vecchio professore universitario di lettere in pensione che abitata a via N. Fabrizi e che veniva in latteria a mangiare la granita ed il gelato e delle antiche romane in cinta che andavano a bere ritualmente alla fonte della dea Furrina). E poi della targa che il comune di Roma pose a ricordo di Sergio Leone su di un palazzo sotto lo Scalone; ivi perché a via Filippo Casini dove i Leone avevano abitato il condominio non lo volle perché disse che gli rovinava l’estetica ed allora fu murata a ridosso delle finestre del mezzanino abitato per tanti anni da Sandro Giovannini famoso uomo di rivista ( un giorno nel 1958 alcuni ragazzini – di cui uno F. era figlio di C.R. un ottimo meccanico di Viale Glorioso – alla macchina – una Seicento- del maestro Gorni Kramer, che era andato a trovare Giovannini, gli fecero un certo scherzo (perché era del Nord e ciò si sentiva molto bene nel parlare) che non gliela fece partire, però furono “carini” perché lo aiutarono a spingerla (in discesa) verso via Dandolo dicendogli che a p.zza San Cosimato forse avrebbe trovato un meccanico che invece era lì a due passi sotto lo Scalone in un garage – appunto il padre di F -). Giovannini e la sua bella famiglia con il figlio Marco ottimo giornalista (come era stato il padre) di Panorama e la primogenita Stefanella attrice che fece tutte le elementari alla scuola di viale Glorioso la XXIV Maggio posta al civico 5, nella stessa classe di chi scrive, con la migliore maestra che c’era: la Sig.ra Del Bello- il marito l’avv. Del Bello era un formidabile filatelico- la stessa ottima maestra che pochi anni dopo fu anche l’insegnante nella stessa classe della (purtroppo scomparsa) Roberta Gioacchini (mia sorella) e di Silvia Costa che è stata anche presidente della Commissione Cultura ed Istruzione del Parlamento Europeo). Silvia Costa, nazionale di hochey sul prato che rischiò di perdere un occhio in un incidente di gioco e che abitava al palazzo della Rai posto a cavallo fra via XXX Aprile e via Nicola Fabrizi. In via N. Fabrizi nello stesso palazzo, in scale differenti, abitavano due famiglie amiche i Gioacchini ed i Fuksas (c’era anche il giovanissimo Massimiliano futuro archistar) e nella stessa scala dei Fuksas al piano terra con giardino nella casa di proprietà della Fiastri abitò anche per un buon periodo Lex Barker (un gigante di quasi due metri) uno dei Tarzan dello schermo. Ma ancora prima, durante il fascismo, in quel palazzo di casa Gioacchini e di cosa c’era dentro e di chi la frequentava ci sarebbe tanto da dire. E poi tanto altro ci sarebbe da raccontare sul “mondo” di Viale Glorioso, sull’ “Orto Botanico” dei suoi ragazzi, sui suoi cantanti lirici del civico 29, di perché e per come il nipote del Sor Arnaldo nacque in casa di Ebrei, delle “serciate” delle scazzottate, del nazionale di pentatlon 24^ alle Olimpiadi di Tokio(abitava in via G. Sacchi a ridosso dello Scalone), dei divieti “stradali” (alla sua donna) di un campione di pugilato che lavorava all’ “Ammazzatora” e di ciò che combinò al bar teatro Quirino e del suo viaggio negli USA, dei suoi problemi con relativa foto in copertina su Crimen, del prof. Argan ( via F.Casini) , dell’ing. Cerini ( via Dandolo) inventore anche di un autopilota per il SIAI Marchetti e formidabile ferromodellista con i trenini e i loro bellissimi plastici per tutta casa e che gli portavano in piatti fino in tavola, e di tante altre persone che abitualmente frequentavano la latteria. E poi c’era il presidente De Gasperi ( che abitava vicino a S.Pietro )che veniva a piedi giù per lo Scalone tutti i giorni seguito a distanza da due agenti in borghese (la macchina lo lasciava al di sopra di esso di fronte al brefotrofio ove ora c’è la scuola e lo riprendeva al Viale di Trastevere all’altezza di dove ora c’è l’ospedale e lo portava a Palazzo Chigi) ed all’altezza della latteria si salutavano sempre con il proprietario il Sor Arnaldo. Viale Glorioso e dintorni che luoghi incredibili abitati da gente interessantissima, vedesi uno per tutti il formidabile Grande Amico Sergio Leone e suo Padre e sua Madre, Gente vera di un grande Cinema vero. Ai funerali di Sergio (a cui parteciparono anche Giorgio La Malfa e Mauro Dutto (giornalista del TG 2 e parlamentare repubblicano) – Sergio aveva un simpatia per il padre Ugo ) – dentro la basilica di S.Paolo una persona delle più giovani nato a Viale Glorioso e affezionatissima a Sergio , nel silenzio più assoluto, urlò con grande impeto e con tutto l’animo “Viale Gloriosooo”; fu l’estremo Omaggio al migliore di tutti loro, un urlo che tutti i vialegloriosini presenti avrebbero voluto fare ma erano troppo impegnati a piangere come bambini. All’uscita dalla basilica, a più di uno dei vecchi amici di Viale Glorioso affezionatissimi al “loro” Sergio, parve anche di vedere, intabarrato in un trench annodato in vita, F. F. Coppola, appoggiato alla statua che troneggia nell’esedra, che piangeva a dirotto, ma chissà forse anche loro avevano gli occhi piuttosto appannati dalle lacrime oppure forse era vero.
Arnaldo Gioacchini











