Santa Marinella – Degni: “Mettere da parte i personalismi, qui si decide il futuro della città”

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Riceviamo e pubblichiamo – C’è un momento, in politica, in cui non è più possibile far finta di niente, in cui le parole di circostanza diventano una colpa e il silenzio una complicità, ed è esattamente il momento che stiamo vivendo oggi a Santa Marinella, dove il centrodestra — che dovrebbe rappresentare una proposta solida, credibile, alternativa — sta offrendo invece uno spettacolo che non ha nulla a che vedere con la maturità politica e molto con la ripetizione stanca degli stessi errori che da dodici anni impediscono a questa area di governo di vincere davvero.

Perché il problema non è l’avversario, non è mai stato l’avversario, ma è ciò che accade dentro quella coalizione, è quella continua incapacità di fare sintesi, di mettere da parte i personalismi, di uscire da logiche che appartengono a un tempo che non esiste più se non nella testa di chi continua a sedersi ai cosiddetti “tavoli buoni” come se fossero luoghi di proprietà privata, come se bastasse una tessera per decidere il destino di una città, come se i partiti coincidessero con le persone che li rappresentano in un determinato momento.

Ma i partiti non sono proprietà di nessuno, non sono recinti chiusi, non sono strumenti per alimentare ambizioni personali destinate a non portare da nessuna parte, e soprattutto non sono il fine, ma il mezzo. E quando il mezzo diventa il fine, quando la discussione si sposta su chi deve stare dove invece che su cosa fare per la Città, allora il risultato è sempre lo stesso, si perde, e si perde non per colpa degli altri, ma per responsabilità propria.

E lo dico con la franchezza di chi osserva, partecipa e si assume la responsabilità di dire ciò che vede, pur non essendo parte di quelle dinamiche interne. Sono dodici anni che il centrodestra a Santa Marinella si presenta diviso, frammentato, incapace di costruire una proposta unitaria, con gli stessi nomi, le stesse dinamiche, le stesse logiche che si ripetono come un copione già scritto, e il risultato è sotto gli occhi di tutti, perché quando non si è in grado di fare squadra, quando si preferisce la bandierina alla visione, quando si confonde la rappresentanza con il possesso, non si governa, si resta fuori.

Eppure il popolo del centrodestra lo ha sempre capito prima dei suoi dirigenti, perché chi vive quell’area politica sa benissimo che non ci si identifica in un simbolo isolato, ma in una coalizione, in una comunità di intenti che trova la sua forza proprio nell’unità, nella capacità di stare insieme pur nelle differenze, nella volontà di vincere e governare non per affermare qualcuno, ma per dare risposte a tutti.

È qui che si misura la serietà della politica, ed è qui che oggi, con onestà, bisogna riconoscere che quella prova non è stata superata, perché mentre si discute di equilibri interni, mentre si consumano energie in trattative che poco hanno a che fare con i bisogni reali della città, fuori c’è una Comunità che aspetta, che ha problemi concreti, che chiede servizi, sicurezza, decoro, opportunità per i giovani, e che vede invece una coalizione incapace di chiudere una partita che andrebbe chiusa da tempo, nell’interesse collettivo e non di parte.

La verità è che così facendo non si sta solo perdendo una competizione elettorale, si sta facendo qualcosa di molto più grave. Si sta togliendo ai cittadini la possibilità di credere in un’alternativa, si sta erodendo la fiducia, si sta consumando lentamente quella speranza che dovrebbe essere il primo motore di ogni partecipazione democratica.

Per quanto mi riguarda, e lo dico senza ambiguità, pur non essendo parte di quel perimetro e non dovendo rispondere a quelle logiche, sento comunque una responsabilità politica e morale che non mi consente di restare fermo o indifferente, e proprio per questo sono disposto anche a mettere da parte un progetto personale che avrebbe tutte le ragioni, la forza, la credibilità, la visione e la solidità culturale e morale per proporsi come guida della città, per mettermi invece a disposizione di un percorso più ampio, collettivo, che però continua a non nascere o a incepparsi proprio a causa di quei personalismi e di quegli egoismi che oggi, più di ogni altra cosa, stanno impedendo al centrodestra di essere all’altezza della sfida.

Servono responsabilità, serietà, capacità di guardare oltre il proprio perimetro, perché una città non si governa con le rivendicazioni, ma con le soluzioni, e le soluzioni nascono solo quando si ha il coraggio di fare un passo indietro per farne uno avanti insieme agli altri, mettendo al centro non il proprio ruolo, ma il futuro della comunità.

A chi si riconosce in questi valori, a chi non ne può più di vedere sempre la stessa storia ripetersi, a chi vuole finalmente un centrodestra all’altezza delle proprie potenzialità, dico che il momento è adesso, perché ogni rinvio, ogni tentennamento, ogni scelta dettata da logiche di parte è un pezzo di futuro che perdiamo.

Non possiamo più permettercelo.

Santa Marinella cambierà, ci metto la faccia.

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dott. Cristiano A. Degni

giornalista