«Vietare le parole “padre” e “madre”, cancellare “maschile” e “femminile”, sostituire “patria” con “terra di nascita” e persino impedire di dire “signori e signore” è il nuovo e vergognoso diktat Woke e Gender di un’Unione Europea che pretende di rieducare i popoli», così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta le “Linee guida per l’uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività”, un documento ufficiale dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, redatto nell’ambito del progetto Gender Equality Facility, finanziato da Bruxelles con 1,5 milioni di euro e inserite come condizione per l’adesione all’UE di nuovi Stati, come rivelato dal quotidiano Il Giornale.
«Queste direttive – prosegue Brandi – non solo censurano il linguaggio quotidiano, ma sono un assalto alle radici familiari e nazionali dell’Europa, praticamente una vera colonizzazione ideologica: Bruxelles impone l’agenda woke ai Paesi candidati, trattandoli come territori da “conquistare” culturalmente per allinearsi all’Agenda Lgbt che nega la realtà biologica. Invece di risolvere crisi urgenti come l’economia, la sicurezza e il declino demografico, l’UE spreca, ancora una volta, risorse dei cittadini per promuovere una censura mascherata da inclusività, sulla scia dell’altrettanto vergognosa Strategia Lgbt 2026-2030 da 3,6 miliardi, presentata lo scorso 8 ottobre, che mira a promuovere il gender nelle scuole, sui media e in ogni ambito sociale e contro la quale una nostra petizione ha raccolto oltre 33.000 firme», conclude Brandi.










