Pro Vita & Famiglia Onlus ha lanciato una petizione popolare per chiedere al Governo italiano e al Ministro degli Esteri Antonio Tajani di appoggiare il Rapporto Speciale A/80/158 contro la maternità surrogata che sarà presentato e discusso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il prossimo 10 ottobre. In particolare, l’associazione chiede al Governo di formare e guidare un gruppo di Stati che presentino una Risoluzione a favore del Rapporto che dia il via a un gruppo di lavoro per la stesura di un Trattato internazionale vincolante.
Il Rapporto, presentato da Reem Alsalem, Relatrice Speciale ONU sulla violenza contro le donne e le ragazze, è un documento di straordinaria importanza che affronta in modo chiaro e documentato la realtà dell’utero in affitto. Denuncia infatti la maternità surrogata come una pratica sfruttatrice, con dinamiche assimilabili alla tratta di esseri umani, che viola gravemente la dignità della donna e del bambino. Il testo mette in luce:
- Rischi fisici e psicologici per le donne, spesso povere e vulnerabili;
- La mercificazione dei bambini, ridotti a oggetti di un business miliardario;
- Le fake news che presentano come “altruistica” una pratica in realtà disumana e discriminatoria per donne e bambini.
Per questo il Rapporto raccomanda agli Stati: un divieto globale di tutte le forme di surrogata, comprese quelle cosiddette “altruistiche”; la condanna di committenti, cliniche e agenzie che alimentano questo business disumano; l’avvio di un processo per la stesura e approvazione di un Trattato internazionale vincolante che proibisca ovunque la maternità surrogata.
«Abbiamo scritto al Ministro Tajani chiedendo un impegno formale del Governo nel sostenere il Rapporto contro l’utero in affitto e creare le condizioni perché si avvii il processo di stesura di un Trattato internazionale» – afferma Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus. «L’Italia è l’unico Stato ad aver definito per legge l’utero in affitto un ‘reato universale’, come riconosce il Rapporto stesso, ed è quindi il Paese più autorevole e titolato per guidare questa iniziativa storica che metta fine alla tratta di madri per alimentare un osceno mercato internazionale di bambini che, secondo l’autorevole Times, solo nel 2023 ha generato un giro d’affari di 18 miliardi di dollari, con una stima addirittura di 129 miliardi di dollari entro il 2032» conclude Ruiu.
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