Parrino: “A LADISPOLI STANNO AVVENENDO IMPORTANTI INIZIATIVE per la pace”

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Da qualche settimana a Ladispoli si respira un’aria nuova e il motivo di questa ventata di novità non è ascrivibile a vaste opere urbanistiche (in effetti ne sono state esegui-te) che hanno radicalmente cambiato l’aspetto esteriore della città e neppure ai concerti di musica classica e popolare (che pure ci sono stati a iosa) con i quali l’amministrazione comunale anima l’estate della località balneare. Il merito di siffatta rilevante è bella trasformazione è dell’Associazione Donna, presieduta dall’attiva Maria Teresa Corrao, che lo scorso 23 agosto a organizzato al teatro Vannini un Convegno sulla pace molto apprezzato e con un’affluenza di uditori che nessuno si aspettava. La conferenza è stata la prima di una serie di tre dal titolo Colloqui di pace (ideati dal dott. Raffaele Cavaliere), che si svolgeranno nel corso dell’anno corrente. L’Associazione Donna è capofila di un gruppo di altre organizzazioni collettive che aderiscono all’iniziativa culturale e precisamente la Fondazione La Sponda ETS di Roma, la Fondazione Mandir della Pace di Roma e L’Associazione di Idee e Cultura Insieme di Ladispoli (RM). Inoltre la Corrao e i suoi collaboratori (fra i quali vi è il sottoscritto), hanno deciso di coinvolgere il Comune di Ladispoli e gli istituti di istruzione secondaria e, così, è stato predisposto il progetto del Festival della pace, che vedrà presidi, docenti e alunni partecipi di un’utile e benefica attività didattica, integrativa di quella svolta nelle scuole durante l’anno scolastico. A questo punto il lettore si chiederà: “Cosa si intende per cultura della pace?” Alla domanda cercheremo di rispondere avvalendoci del contributo dei pensatori più dotti della letteratura cristiana.
Un eminente estimatore di Platone, Sant’Agostino, approfondisce l’argomento nell’opera Civitas Dei. In essa, il più erudito rap-presentante della Patristica nonché della dottrina cristiana, affronta in maniera sistematica il rapporto fra l’Impero e la Chiesa, fra la realtà temporale e quella spirituale. Nella città terrena (che racchiude tutti i sistemi politici), gli uomini, amando se stessi, non sono più turbati o privati di qualcosa e ottengono tutti i beni mondani. In tal modo l’amor di se è proteso a stare in pace con sé stessi. Osserva Sant’Agostino: poiché se non si è in pace con i propri familiari, con i propri vicini, con i propri concittadini non si può essere in pace con sé stessi, per stare in pace con noi stessi dobbiamo stare in pace con gli altri. La pace è un bene talmente prezioso e raro che tutti anelano a essa e – aggiunge Agostino – “se io [del bene] parlerò un po’ più a lungo, non sarò, io credo, di tedio ai lettori”.
Secondo il Vescovo di Ippona, la pace, essendo una delle massime aspirazioni dell’uomo, è il principio cardine della società politica. La summenzionata pace dell’individuo con sé stesso riguarda sia l’anima irrazionale, relativa agli istinti fisici, sia l’anima razionale, attinente alla pace del corpo con detta anima, alla pace dell’uomo con i suoi simili e alla pace dell’uomo con Dio. Sant’Agostino pertanto pensa che, poiché l’ordina-mento politico deve essere in grado di stabilire e mantenere la pace fra gli associati, es-sa costituisce il fondamento e il fine dello Stato. La guerra infatti, quale manifestazione estrema della forza, ha il solo scopo di offrire a un vasto gruppo di persone una pace duratura.
Santagostino distingue due tipi di pace: nella Città terrena, impostata sui caduchi beni mondani, la pace ha una connotazione momentanea; mentre nella Città celeste, saldamente e stabilmente incentrata su Dio, la pace è eterna certamente.
Sempre relativamente all’organizzazione politica, il Santo di Tagaste specifica meglio la nozione di pace assimilandola a quella di ordine. l’uomo per sua natura, riprovata dalla morale cristiana. Ne consegue la critica dura di Erasmo contro il bellicoso papa Giulio II, il quale, per estendere il territorio dello Stato pontificio, teneva l’Europa in subbuglio. Lo studioso olandese pensa che persino la teologia e il diritto canonico avevano snaturato gli insegnamenti del Vangelo per scopi mondani e politici. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, anche la crociata contro i Turchi, divenuti la nuova minaccia per la cristianità, non aveva senso. I veri cristiani, come facevano gli antichi divulgatori del Vangelo, hanno una fede talmente forte nella verità rivelata, che la proclamano sen-za alcun timore per la propria vita, mentre con gli agnostici o gli oppositori religiosi dialogano in modo tollerante.
Qualunque conflitto serve unicamente a costringere le nazioni ad accettare il dispotismo dei propri governanti. Infatti “in tempo di pace l’autorità del parlamento, la dignità dei magistrati, la forza delle leggi non con-sentono al principe di fare lecito il libito”. Quando però uno Stato entra in guerra, tutto il potere confluisce nelle mani di pochi che lo esercitano arbitrariamente e le tasse aumentano a dismisura. Per dirimere le divergenze che possono sorgere tra i principi cristiani, perciò, occorre un arbitrato da af-fidare ad autorevoli e stimati esponenti del-la gerarchia ecclesiastica. La Respublica christiana, pertanto, formerà un’unità armonica e durevole nelle relazioni fra i principati, i regni e le città libere d’Europa.
L’umanesimo cristiano di Erasmo propone un sistema politico improntato ai valori cri-stiani che, similmente a Thomas More, si rifà alle teorie politiche di Platone. Il suo impegno encomiabile e la stima di cui godeva, però, pochi anni dopo furono spazzati via dalle impetuose rivolte prima religiose e dopo sociali della Riforma protestante in tutta Europa. La pluralità di confessioni cristiane che ne derivò era incompatibile con l’uniformità del credo della Respublica christiana e avrebbe causato lo scatenarsi delle guerre di religione per oltre un secolo.
Le idealità erasmiane, comunque, incentrate su una comunità europea che, cementata dalla fede in Cristo, vive libera, nella concordia e nella tranquillità, mantengono intatte il loro valore e il loro fascino.

 Antonio Parrino