Zheng He, l’ammiraglio che arrivò in America prima di Colombo

Si chiamava Zheng He e sembrerebbe che scoprì l’America ( e non solo) molti anni prima di Cristoforo Colombo. La storia di questo cinese grande ammiraglio reale eunuco (come tutti i dignitari destinati ai servigi più importanti dell’imperatore) della dinastia Ming e delle sue dibattute scoperte (America inclusa) è senz’altro molto interessante e degna di approfondimento, cosa che cercheremo, in sintesi, di fare a seguire. Zheng He, di fede islamica, era compagno di giochi del principe Zhu Di (storicamente siamo alla fine del 1300) che aiutò a compiere una rivolta contro il padre l’imperatore Hongwu. Zhu Di, una volta salito al trono come nuovo imperatore (assumendo il nome di Yongle – Gioia Eterna), ordinò, nel 1403, la costruzione di una flotta imperiale sia per scopi mercantili, che come flotta da guerra che per gli affari diplomatici.

La flotta comandata da Zheng He di per se era enorme (anche se poi tutta la flotta imperiale assommava addirittura a 1681 navi!) contando su ben 317 navi di grande stazza e dimensioni (146 metri di lunghezza x 60 di larghezza equipaggiata con 12 vele – ognuna delle quali avrebbe potuto contenere tutte insieme le tre caravelle di Colombo!) si trattò, numericamente, della più grande flotta che sia mai esistita.

Una possente realtà l’ “armada marina” comandata da Zheng He che imbarcava la bellezza di 28.000 soldati.

Le grandi “navi del tesoro” – quelle riservate ai comandanti e ai carichi più pregiati di merci per l’ esportazione – avevano otto alberi, lussuosi saloni di rappresentanza, ponti coperti con

eleganti balconate e ringhiere.

 

Nei tesori caricati in stiva figuravano, fra l’altro, le porcellane Ming delle manifatture imperiali e le tappezzerie di seta kesi della densità di 24 fibre a centimetro (le tappezzerie francesi dei Gobelin arrivavano ad un massimo di 11). A bordo delle ammiraglie viaggiavano squadre di astronomi, meteorologi, medici, farmacisti e botanici, e anche “insegnanti capaci di leggere libri stranieri”, cioè traduttori e interpreti versati soprattutto nell’ arabo e nel persiano, lingue franche delle rotte navali. Ogni nave militare possedeva 24 cannoni di bronzo in grado di sparare granate esplosive, armamenti che nessuno era in grado di eguagliare a quei tempi. Una flotta decisamente bellica voluta sopratutto per contenere la grande espansione fatta da Tamerlano e, nella parte diplomatica, affidata alle indubbie capacità di Zheng He, per far si che il suddetto imperatore turco-mongolo non andasse a stringere altre alleanze verso est mettendo ulteriormente in pericolo la grande area geografica di influenza cinese. Nel 1405 Zheng He, che oltre ad essere un fior di ammiraglio (prima era stato un grande generale terrestre) era anche un uomo di grande cultura con una vera “sete” di scoperte, partì per il primo dei suoi sette viaggi ( effettuati dal 1405 al 1434) sui mari del mondo. Durante questi suoi viaggi diplomatico-militari Zheng He soprannominato Ma Sanbao (Grandi Risorse), esplorò a fondo oltre al Giappone, la Corea, il Vietnam, tutte le principali Terre dell’Oceano Indiano, le coste orientali dell’Africa e si addentrò nel Golfo Persico e nel Mar Rosso ( e fin qui tutti gli storiografi sono concordi) la cosa diviene più complessa e dibattuta quando si sostiene che egli avrebbe navigato, con parte delle sue grandi giunche ( le più grandi navi in legno mai costruite) verso i due poli, le Americhe, il Mediterraneo, l’Australia, la costa settentrionale della Groenlandia ed effettuato anche il famoso Passaggio a nord-est. A favore di questa affascinante tesi vi è la testimonianza di un avvocato cinese di Shanghai un certo Liu Gang, che nel 2001 si ritrovò per le mani una interessantissima mappa (acquistata da un commerciante per 500 dollari) copia risalente al diciottesimo secolo di un’altra del 1418, che rappresenta il mondo scoperto da Zheng He e la quale dimostrerebbe la sua scoperta dell’America 71 anni prima di Cristoforo Colombo ma non solo, da questa mappa risulterebbe che l’ammiraglio cinese circumnavigò il globo 101 anni prima di Ferdinando Magellano! Viaggi realmente avvenuti pure secondo un grande esperto di mare l’ex-ufficiale della Royal Navy Gavin Menzies, che su ciò ha scritto un libro “1421: La vera storia della spedizione cinese che scoprì l’America”.

Menzies, fra l’altro, dice che tali straordinarie ed anticipatrici scoperte sarebbero state censurate dai burocrati della corte imperiale i quali temevano che il costo di altre imponenti spedizioni sarebbe stato di grande nocumento per l’economia cinese.

Inoltre, spiega sempre Menzies: “La mappa sarebbe vera per i suoi particolari, tipici della cartografia cinese dell’epoca: l’utilizzo del blu, le annotazioni con le varie descrizioni e i caratteristici disegni che rappresentano le onde “ a ventaglio”.

Poi l’estrema precisione con cui sono raffigurati i confini del Nord e del Sud America, i fiumi e addirittura la catena dell’Himalaya. E anche la rappresentazione del mondo in due emisferi, così disegnati per rappresentare la sfericità del pianeta”.

Secondo l’ex ufficiale di marina inglese, già poco dopo, nel 1428, anche i portoghesi entrarono in possesso di una mappa delle terre esplorate dai cinesi tramite Niccolò Da Conti un mercante veneziano che la avrebbe avuta navigando con Zheng He. Tra gli indizi utilizzati da Menzies per avvalorare la sua ipotesi vi sono inoltre una scultura della dinastia Ming ritrovata in Kenia e porcellane ritrovate in Perù e California ed antichi vasi cinesi sulle coste del Brasile in epoca precolombiana.

Due studiosi in particolare, l’occidentale professor Timothy Brook e l’orientale di Taiwan ( forse qui c’entra la geopolitica?) professor Chen Hsin-hsiung, partendo da assunti differenti, contestano quanto sopra asserendo che non vi sono reali “prove provate” che Zheng He arrivò fino ai “confini del mondo” facendone addirittura il periplo.

Sta di fatto però che questo affascinante dibattito, in parte ancora in corso, su fin dove giunse Zheng He nei suoi viaggi più estremi, ha portato alla ribalta la figura di uno dei più grandi (in assoluto) navigatori-scopritori della storia che una troppo? visione filo occidentale delle cose aveva finora relegato in un innegabile forte cono d’ombra.

Dimenticavamo di dire nel ritorno dall’ultimo viaggio Zheng He morì durante la navigazione ed il suo corpo dopo essere stato lavato ed avvolto in un candido lenzuolo fu fatto scivolare in mare, secondo la tradizione marinaresca, ma con la testa rivolta verso la Mecca in omaggio alla sua fede islamica.

A Nanjing (in cinese letteralmente Capitale del Sud – attuale Nanchino) c’è un tumulo/monumento (di recente restaurato) dedicato a Zheng He costruito a sette livelli (i sette viaggi) con su scritto “Allah è grande!”            

Arnaldo Gioacchini

Membro del Comitato Tecnico Scientifico

dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco