Un’originale versione “pop” della più moderna delle opere di Goldoni: Giovanni Nardoni  porta in scena “LA LOCANDIERA”

Da venerdì 16 a domenica 18 febbraio 2024, con repliche pomeridiane e serali, sarà in scena al Teatro Furio Camillo di Roma un’ originale quanto azzardata rappresentazione de “La Locandiera” di Carlo Goldoni diretta da Giovanni Nardoni che proponendo un allestimento creato con scene e costumi squisitamente vicini alla “pop art”,  ha voluto sottolineare la modernità della settecentesca Mirandolina, protagonista della medesima arguta rivoluzione cui sottosta spesso la donna oggi. Motivo occasionale dell’analisi, lo scempio perpetrato ai danni della versione de “La Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto installata a Napoli, opera di confronto fra le nostre radici classiche e il disordine della vita moderna: come “la Venere degli stracci”, Mirandolina rappresenta la sintesi tra il passato e il futuro della condizione femminile, ponendo in evidenza un umorismo amaro nel finale, che sfocia nel pessimismo del compromesso: il matrimonio. “A fare di Mirandolina una donna avanti rispetto ai propri tempi” spiega il regista Gianni Nardoni “non sono stato io ma lo stesso Goldoni che a differenza delle tante dame descritte nelle altre opere, fa della sua protagonista un’ imprenditrice capace, designata dal padre nel testamento alla conduzione dell’azienda di famiglia. Nel testo è Goldoni stesso a descriverla abile nella scrittura e nel far di conto oltre che nel far fruttare la propria femminilità.” La trama è nota a tutti: la quotidianità della bella locandiera è rallegrata ogni giorno dai romantici siparietti di fedeli pretendenti, il Marchese di Forlinpopoli ed il Conte d’Albafiorita, del tutto innocui agli occhi del fido Fabrizio, unico riferimento amoroso concreto della bella Mirandolina che facendo vanto della propria scaltrezza ne sfida continuamente la gelosia. L’arrivo improvviso di un nuovo e più giovane pretendente, il Cavaliere di Ripafratta, sembra rompere gli equilibri ma è solo apparenza: la sua ritrosia “nell’avvicinar donne” sarà per la bella ostessa come un guanto lanciato in aria per sfida. “Ed anche nel finale della vicenda Goldoni si mostra un gran conoscitore dei tempi futuri: l’avanguardismo di Mirandolina dovrà scontrarsi con moralismo e tabù sociali  acconsentendo ad un matrimonio di convenienza con il fido Fabrizio pur di proteggere il proprio buon nome da attacchi e pettegolezzi e difendere il buon nome della propria impresa.

Sul palcoscenico, insieme allo stesso regista che si è ritagliato come cammeo l’interpretazione del Goldoni narratore, Valeria Pistillo, Tiziano Di Sora, Giovanni Nardoni, Pierre Bresolin, Daniela Ferri, Beniamino Furcolo, Paola Alviano Glaviano, Giorgio Torroni ed Elia Rinaldi si muovono passando con sapienza dall’uno all’altro degli elementi scenici affidati alla cura di Paola Alviano Glaviano creando armoniosi movimenti coreografici firmati da Valerio Villa.