Perretta: “I Doveri di un Sindaco e i Diritti dei Cittadini: un’odissea quando le leggi non ci sono o sono scritte male”

“Ho letto le parole, sentite e commoventi, che Alessandro Grando ha espresso sui social per il modo in cui, parte della città, sta rispondendo alle misure anti-Covid, disposte con le varie ordinanze sindacali. Misure che, a mio avviso, si contraddistinguono per l’alto senso democratico, coraggio e lungimiranza”.
A parlare è il vice sindaco Pierpaolo Perretta, che è intervenuto dopo l’appello del sindaco Grando ai cittadini di Ladispoli affinchè rispettino le norme previste per evitare il contagio da Covid 19.
“In un momento come questo, di emergenza sanitaria conclamata, il ruolo ed i poteri di un Sindaco pur risultando notevolmente compressi e residuali sono, tuttavia, esistenti ed importanti. Un caso in cui tale potere-dovere è stato esercitato è quello della tanto discussa ordinanza con la quale il Sindaco Grando ha autorizzato – anzi, meglio, non ha vietato- l’attività sportiva o motoria sugli arenili e la possibilità di praticate sport acquatici. Possibilità questa che in quasi tutti i comuni litoranei del Lazio é ancora preclusa. Come noto – prosegue Perretta – è il governo che ha espressamente autorizzato la pratica dello sport individuale e della attività motoria anche in ambito di pubblico demanio marittimo, rimandando ai Sindaci la decisione di aprire o meno le proprie spiagge a tale possibilità. Siccome regole specifiche e distinte per quelle aree o attività non sono state date, devono considerarsi valide quelle disposte per le attività sportive o motorie in generale.
Per il mare, però, tutto diventa meno comprensibile per un cittadino a cui non può non sorgere spontanea la domanda del perché sia consentita la sosta a chi esegua la pesca da terra – attività sportiva legittima al pari dello sci nautico secondo una specifica faq ministeriale- e non a chi – nel rispetto della distanza di sicurezza- voglia prendere la consueta abbronzatura.
Forse l’avere una canna da pesca azzera potenziali cariche virali? Certo che no. Ma chi si dedica agli sport acquatici non può e non deve essere discriminato rispetto a chi esercita altre discipline. A meno che, chi è preposto a fare leggi lo vieti espressamente, indicando, contemporaneamente, le motivazioni alla base di questa scelta discriminante. In questo contesto, invece, si è preferito passare la patata bollente nelle mani di chi sta già vivendo una situazione complicatissima per la gestione del territorio: i Sindaci. Da una parte, infatti, l’ultimo dpcm ha autorizzato in tutti i luoghi pubblici la pratica degli sport individuali e della attività motoria e, contemporaneamente, ha vietato la attività ludica o ricreativa, rimandando ai Sindaci la valutazione della chiusura di aree pubbliche ove non fosse possibile assicurare il rispetto delle norme anti Covid. Ai Sindaci, quindi, occorrerà spiegare e far comprendere ai propri cittadini ciò che nemmeno il governo è riuscito a spiegare. E cioè quale è il confine giuridicamente definibile tra attività sportiva o motoria e attività ricreativa. La definizione di sport, secondo i nostri più autorevoli dizionari, è la seguente: “l’insieme delle attività che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari”. Capisco le difficoltà di legiferare nella situazione di emergenza che stiamo vivendo ma la questione avrebbe, forse, meritato maggiore attenzione e migliori spiegazioni. È di tutta evidenza, quindi, la anomala lettura dei vari dpcm alla luce della corretta definizione di sport che, ovviamente, è anche attività ricreativa. Ed è altresì evidente la difficoltà per i cittadini di rispettare norme così contraddittorie e poco logiche. Difficoltà che diventa una vera e propria odissea per i Sindaci che, soprattutto nelle piccole realtà dove il rapporto è più diretto ed il peso delle scelte, o la mancanza di esse, incide direttamente sui territori amministrati e sulla cittadinanza. I Sindaci sono, quindi, “condannati” a decidere e devono farlo nel rispetto di tutti: legge e cittadini. Per consentire di praticare sport nelle aree pubbliche o di mantenere quel po’ di libertà raggiunta con le ultime disposizioni, devono essere garantite le norme dettate dal governo che, per quanto si possa essere in disaccordo con esse, vanno rispettate.
Si deve garantire che si possa praticare lo sport e si deve vietare e multare la attività ludica o ricreativa?
Bene, questo è quello che, non il Sindaco ma il governo ha disposto, ed a queste norme occorrerà attenersi: dura lex, sed lex. Siamo convinti che, se ci si atterrà alle ordinanze emesse dal Comune di Ladispoli ci si accorgerà di come alcuni nodi qui trattati siano stati ottimamente sciolti e di come, con la giusta attenzione, si possa cominciare un percorso di ritorno alla normalità. Non permetteremo che il poco senso civico di una minima parte della cittadinanza tolga a tutti il diritto di vivere Ladispoli nel miglior modo possibile. Non con questa amministrazione, non con questo Sindaco”.