Ladispoli: Lazzeri “chi apostrofa il nostro presidente Giorgia Meloni dandogli della carciofara non conosce il duro lavoro delle nostre donne, io di loro sono fiera “

È un periodo che l’ambiente intorno al Movimento 5 Stelle ha preso di mira il nostro presidente Giorgia Meloni, a cui evidentemente non vanno proprio giù i sondaggi che danno il sorpasso di Fratelli d’Italia sul partito di Grillo. Quindi si è passati dal delirio di Alessandro Robecchi giornalista del “Fatto quotidiano” che l’8 luglio in un articolo scrive “tre indizi fanno una prova, dieci indizi fanno una certezza e dopo cento indizi dovrebbero intervenire i partigiani del Cln con lo schioppo” non proprio un bel personaggio uno dice di occuparsi di satira evocando i fucili, al sonetto del poeta dialettale amico di Grillo Franco Ferrari, (quello che per lui confezionò il sonetto che dava ai romani della “gente di fogna”), che con un altro infelice sonetto pubblicato sul suo profilo facebook dice “a carciofara (Giorgia Meloni) ce l’ha detto, l’ha strillato, gridato, starnazzato coma na gallina”, “Noi, nun c’avemo paura der sudore da lavoro, e, qui , c’è gente che suda, che lavora! A Giò, daje, nun t’allargà, che te devi da rifà er guardaroba, e, poi, te deborda a cellulite”, l’ha chiamata anche tappa, facendosene beffa per l’aspetto fisico e vomitando irripetibili improperi, ovviamente con il silenzio assenso delle femministe a gettone, quelle che “se non ora quando”. Oltre al fastidio per gli insulti grotteschi a Giorgia Meloni, quello che mi ha offeso è anche l’uso in senso dispregiativo del “carciofara”: da Assessore alle Attività Produttive rispondo a questo “signore” e a tutti quelli che usano in quel modo questo termine di venire a vedere il lavoro delle nostre carciofare, di come faticano nei campi, di come riescono a fare impresa anche in periodi di profonda crisi, di come partono ancora con il buio con i loro furgoni per portare i loro prodotti in tutto il Lazio, di come hanno saputo fare impresa dando vita ad aziende a conduzione famigliare che trasformano in creme, patè e sottolii e che rendono il carciofo pronto sulle nostre tavole per 365 giorni all’anno. Il carciofo è il nostro prodotto principe ed un vanto per la nostra città proprio grazie all’impegno delle nostre carciofare, che vanno lodate per i loro sacrifici e non sbeffeggiate per strappare un sorrisino idiota di qualche radical chic. Martedì scorso, in occasione dell’apertura di Piazza Italia, la tre giorni di incontri, eventi e spettacoli al Parco del Colle Oppio a Roma, ho omaggiato Giorgia Meloni di mazzo di fiori di cardo (purtroppo non è più periodo di carciofi) e delle confezioni di carciofi sott’olio, prodotti della fatica delle carciofare di Ladispoli, donne con la D maiuscola di cui ne vado veramente fiera.