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Cronisti in erba: Mattia Spinelli intervista la prof. Paolucci, la memoria storica del Di Vittorio di Ladispoli

Si è concluso nel pomeriggio di ieri, presso l’Isis Giuseppe Di Vittorio,  il corso “Citizen Journalism” nell’ambito del Progetto P.O.N. DI V.E.R.S.I. Valorizzare Energie, Risorse, Sinergie per l’inclusione. L’intervista che segue a questa breve introduzione è stata realizzata, di sua sponte,  da uno studente del corso che ha capito a pieno lo spirito del Giornalismo di prossimità. Allo studente, Mattia Spinelli, i più sentiti ringraziamenti dalle docenti del corso, per aver dimostrato non solo di aver compreso l’importanza dei temi trattati, ma soprattutto di aver colto l’entusiasmo che ci vuole per diventare “giornalisti”, ovvero quel saper trasformare in notizia anche la quotidianità.

-Potremmo iniziare parlando della fondazione della nostra scuola. Potrebbe darci qualche informazione?

-Allora, non ti so dire con esattezza tutte le procedure relative all’apertura della scuola, però so con estrema sicurezza che è stata inaugurata nel ‘68/69. Ci sono state due classi prime, una ragioneria e una di geometri, con 12 alunni da una parte e 12 dall’altra, ma come succursale della Einaudi di Roma. Dopo un certo numero di anni, la nostra scuola è diventata succursale del Baccelli di Civitavecchia. Intorno alla metà degli anni 70 è diventata autonoma e quindi ha assunto il nome “Di Vittorio” tramite un referendum fatto all’interno della scuola dagli studenti e ha vinto questo nome, dopodiché quando nel 2000 c’è stato il riordino dei cicli scolastici, è stato associato a noi l’Indirizzo Alberghiero, che si staccava dalla sede del ‘Tor Carbone’ di Roma e quindi abbiamo perso l’identità del nome, siamo diventati “ISIS via Yvon De Begnac”con l’indirizzo AFM, dopodiché 3 anni fa (2017) abbiamo ridato il nome in “Di Vittorio”alla scuola.

-E invece per quanto riguarda i punti di forza e i punti deboli della scuola?

-Il punto di forza della scuola è, secondo una mia personale opinione, un indirizzo di studi che può dare sbocchi occupazionali sia per l’Indirizzo Geometri, detto ultimamente C.A.T., sia per quello di Ragioneria, l’A.F.M.

Punti di debolezza, come in tutte le scuole, può essere la mancanza di continuità didattica tra gli insegnanti, soprattutto nell’Indirizzo Alberghiero, di Enogastronomia, no!? Un altro punto di forza è l’accoglienza per quanto riguarda i ragazzi con disabilità o con difficoltà didattiche grazie ad un gruppo di docenti di sostegno e di specialisti esterni, che lavorano insieme per far crescere i ragazzi con difficoltà di apprendimento e per creare un clima di inclusione. Inoltre nella nostra scuola, dal 97, è attivo il progetto “Sportello didattico”, che risulta essere un’opportunità economica per le famiglie e di supporto didattico per gli studenti.

Per caso nella sua memoria è fissato un ricordo particolare, con gli studenti, legato alla sua carriera di insegnante di questa scuola?

-Allora devo dire la verità, io lavoro qui da 35 anni e sicuramente molti studenti mi sono rimasti nel cuore, non necessariamente quelli bravi, ma anche quelli un po’ più scapestrati, che però alla fine ce l’hanno fatta e hanno raggiunto un buon risultato nella vita. Devo dire che l’affettività c’è, la ho per tutti. Adesso che sono un po’ più stanca sempre meno, però poi li seguo comunque con costanza. Per me lo studente, che un po’ tutti i professori vorrebbero avere, è uno studente curioso, attento e che si muove nella scuola vivendola con passione. Quelli che sono stati così nel passato mi sono rimasti nel cuore.

-E invece che idea si è fatta sul futuro della scuola?

-Guarda in questo momento, come dire?, gli esami non finiscono mai, stiamo lavorando sulla nuova modalità degli Esami di Stato, vedo un po’ di confusione tra noi, ma anche la possibilità che queste nuove modalità di studio possano aiutarvi, se gli insegnanti sono capaci di utilizzare gli strumenti che per voi sono all’avanguardia e farli entrare nella didattica. Secondo me, gli studenti rimangono sempre uguali, è il mondo intorno che cambia e magari è un po’ più frenetico e vi fa perdere di vista il senso della correttezza, della solidità e dell’importanza dell’istruzione. Ecco, questo bisognerebbe rinforzare. Devo dire che io faccio un lavoro che mi piace e che ho scelto e che ho fatto con passione e che continuo a fare con passione, nonostante la stanchezza, perché si perde di “innovazione”, andando avanti ci si adagia sugli allori, questo può essere un limite per gli insegnanti.

-Perché lei ha scelto di intraprendere la carriera dell’insegnamento?

-Devo dire la verità, non so per quale motivo io ero molto legata alla mia maestra che ritenevo una persona molto “progressista” e ai miei tempi l’istruzione era fondamentale, significava migliorare la qualità della vita futura. Mi è venuto naturale e poi la mia passione per la matematica mi ha portato ad avere consensi tra la gente, perché tutti si rivolgevano a me e questo mi ha fatto pensare che quello sarebbe stato il mio lavoro, anche se per un periodo ho avuto l’idea di fare l’astronoma, perché anche le stelle e la cosmologia mi hanno appassionato nella vita e per un anno ho fatto lavoro di ricerca nel settore, ai tempi dell’Università.