De Caro: “Il Fantasy ovvero la profonda frattura che nella nostra epoca emerge sempre più chiaramente, ed evidenzia il bisogno di una nuova nascita mitologica che recuperi e reintegri quelle che sono le radici umane e culturali della nostra epoca”

Vi siete accorti come di recente, le librerie stanno sfornando libri adolescenziali che in altre epoche non avrebbero avvicinato un pubblico così attento al fantasy o alla letteratura di svago piena di eroi e animali fantastici? Questo fenomeno, apparentemente sottovalutato dai grandi intellettuali, è così diffuso e seguito  nel nostro tempo   tanto da creare per ogni nuovo eroe una saga di svariati volumi ed episodi, che allungano il finale della storia, fino a seguire i personaggi negli anni e, in qualche caso addirittura tornando indietro  nelle vicende per definire meglio i personaggi, che alimentano la saga come nel caso di “Guerre stellari”, l’ epopea che appassiona da decenni gli adolescenti e gli adulti in tutto il mondo, dando vita a miriadi di giochi ,avvenimenti e ricorrenze tra un Paese ed un altro avvicinando culture e genti spesso lontanissime tra loro .
Da cosa nasca il bisogno di immergersi in  un mondo parallelo, denominato  dalla tecnica dagli effetti speciali che ricreano il mondo della fantasy, tanto da inserire, persino negli smartphone e  in ogni computer, giochi che ricostituiscano questi mondi fantastici è un fenomeno quantomeno sottovalutato, ma che se inserito nella riflessione della crescita dell’essere umano. Tutto questo  mostra
Vladimir Ja Propp “ Radici storiche dei racconti di Fate “nei primi anni del ‘900 mise in chiaro quale fosse l’ apporto  tra  struttura e  sovrastruttura all’interno della fiaba, e come questa consentisse a far emergere , attraverso dei meccanismi riscontrabili in tutte le epopee fantastiche, dei contenuti e evidenzino le mansioni  che  nel racconto svolgono i protagonisti per i  ruoli e i doni che riceveranno dagli aiuti che lngo il cammino incontreranno. Lo psicoanalista Carl G. Jung, contemporaneo d Propp , riporta nelle sue testimonianze dei racconti di fiabe   i codici canonici e la letteratura comparata del Romanticismo tedesco dai Grimm e in poi,  addirittura evidenziando le radici archetipe delle potenzialità dei racconti fantastici che  nell’inconscio umano trovano le loro radici  e da queste derivino poi la  formazione delle  eggregore che determinano il fluire giustificativo di una condizione sociale.
La  successione canonica delle fasi dello sviluppo storico della vicenda narrata è per il protagonista  un  “alzare il velo” come esperienza di crescita; il suo porsi domande che spesso lo differenzia dal  clan o dalla famiglia, perché svantaggiato in qualche forma o troppo giovane o perché non possiede un bene che gli altri hanno o a cui aspirano . Il protagonista di solito è considerato lo sfortunato, il diverso, il brutto anatroccolo , la cui diversità viene derisa dal gruppo  e lo posiziona in un ambito meno importante nel sociale. Questa condizione principale lo allontana dello schema desueto  cui si è consolidata la famiglia, o il gruppo e  che lo porta a  porsi domande sul suo ruolo e sul suo destino. Da ciò  emergere il primo stadio del racconto : Il dubbio di non appartenere alla famiglia. Il dubbio , la ricerca appartiene all’eroe che deve conquistare in sé ,la sicurezza per abbattere ogni ostacolo che gli si pone davanti. Il ruolo degli antagonisti, degli aiutanti e dei doni sono tutti riti iniziatici di trasformazione, da una fase ad un’altra, nella quale l’eroe dismette i vecchi panni e i vecchi ruoli e si ristruttura su nuovi modi e relazioni.
Il racconto di fate, o il fantasy ,è la  premessa al racconto mitologico .  Quel racconto che rappresenta, narrando, una vicenda le cui tematiche affondano su radici profonde e presenti all’ambiente in cui nasce , ripotando, i canoni su cui una società crea le proprie fondamenta e struttura la crescita e comprensione del mondo in cui si vive, con un linguaggio sempre adatto all’epoca, ma che prevarica il tempo e lo spazio e funge da chiave di lettura per la vita. Il racconto include tutti quei fattori che sono presenti nel sociale e nella comunità pur discostandosi per la fantasia degli avvenimenti e delle creature fantasiose  che animano e ve ne prendono parte al racconto per rimarcare un fatto o un evento fondamentale alla vicenda. Gli eventi mitologici rimangono fedeli alla composizione temporale e lineare che vuole una nascita uno sviluppo e una chiusura,  possibilmente lieta con una crescita dei protagonisti e una fuga, una scomparsa o nella migliore possibilità una redenzione degli antagonisti. Il tutto collegato a livelli iniziatici sapienziali  di passaggi rituali di crescita e di prove da far emergere nei protagonisti la capacità di perdere il contatto con il proprio io ricollegandosi alle forze oscure e di realizzare così il proprio sè in rapporto agli altri  divenendone  il leader di un gruppo  o di un reame. La chiave  di lettura a cui si può sottoporre il testo mitologico non è unica, anzi può dirsi polisema, cioè di più sensi; infatti il primo senso è quello che si ha dalla lettera ,ma poi a ben rifletter ci si accorge che il significato si amplia e ritorna ogni volta che una nostra vicenda o un periodo ci richiamano alla memoria questo racconto le letture più profonde quelle allegoriche e quelle analogiche, emerge in tutto ciò la tematica della diversità come potenzialità che in prima istanza mette paura, poi, metabolizzata e divenuta ombra con la quale convivere apporta al gruppo una nuova risorsa che finisce per arricchire e proteggere .
Il mito ha il suo valore come risorsa perché diviene , come ben spiega la psicoanalisi in tutte le sue forme nella costruzione della visione del mondo che c circonda e ogni società , ogni volta che giunge alla fase di declino vede morire i suoi vecchi miti e sorgerne dei nuovi. La società del 1600 videro sorgere il mito del Don Giovanni , l’uomo eternamente insoddisfatto anche di possedere tutto ciò a cui tutti i maschi vorrebbero accedere e finisce per depotenziare la carica erotica dell’amore facendola divenire un puro atto meccanico di conquista ,in un epoca nella quale , come asserisce  il filosofo Paul Feyerabend nel suo “Contro il metodo” stava sorgendo la civiltà tecnologica galileiana che differenziava la nostra società da quelle fin ad allora arcaiche e religiose , per cui anche gli affetti divengono merce di consumo ad uso del puro piacere che nasconde il sentimento di morte , lo stesso che verrà riconosciuto secoli dopo da S. Freud come pulsione di morte o depressione maniacale con fuga dalla morte , il male che afflisse il  secolo scorso .
Nel mito ogni protagonista , sebbene possieda delle potenzialità e sia cosciente di cosa stia avvenendo, vede compiersi un disegno più grande , molto simile a quello in cui le divinità greche sapevano che ogni cosa deve accadere così come occorre che il fato si compia, e che, alla fine si è solo artefici della realizzazione di un piano più grande che istituisce valori rafforzati dal riscontro che questi trovano nel reale .
Per questa ragione il proliferare di racconti fantastici e di fuga mette in evidenza la mancanza di una mitologia che sostenga il nuovo corso degli eventi, che dia la spinta a quei valori che ci rendono uomini con tutte le nostre caratteristiche e con tutte le qualità, senza condannare o discolpare perché la naturalità si riveste di infinite forme da cui trarre fonte di spinta alla vita.
Questo bisogno è talmente chiaro che  anche il cinema, arte narrativa del secolo scorso, trova necessario risalire alle fonti di ogni storia , quella mitologica, appunto , da cui trae la nascita del nostro essere.
“ ll primo re” è un esempio di  film che Matteo Rovere, ambientato nel 753 a.C., anno secondo il mito della fondazione di Roma. Ci sono tutti gli elementi del nostro tempo : la paura dello straniero , la ricerca del divino, il senso di appartenenza e lo straniamento da sé e agli altri verso la ricerca , arricchito di tutte quelle conoscenze storiche, archeologiche ed antropologiche che abbiamo maturato nei secoli precedenti, lasciando il compito al messaggio di agire dentro di noi a contrastare quelle conoscenze stereotipate che abbiamo del mondo.  Sta formandosi una nuova coscienza le cui radici affondano nel nostro far parte di un mondo, quello occidentale che si differenzia dagli altri per il predominio della figura dell’Eroe fondante e fondatore di una visione religiosa e politica di tolleranza e conquista di valori da reputare l’uomo come fine e non come mezzo , soprattutto facendo emergere il male in tutte le forme . Questo male  nascondendosi dietro fattori di culture e mezzi diversi  che ha acquisito forza dietro rituali esoterici e delinquenziali fino a far sparire alla Legge, che sola domina e giustifica gli atti la sua vera natura,. Una nuova società si sta assemblando e si prefigura la sua ricerca mitologica …attendiamo .
Caterina Luisa De Caro